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2.796 m
472 m
0
7,3
15
29,14 km

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κοντά στην περιοχή Fara San Martino, Abruzzo (Italia)

Per chi è un po pratico di montagna, sa che questa viene considerata una delle più dure e difficili salite dell’Appenino, se poi l’escursione viene fatta tutta in un giorno, è sicuramente la più faticosa che voi possiate mai fare.
Ero un po perplesso, perché sul Monte Amaro ci ero stato per l’FTF tre anni fa, e quella volta, partendo dal versante opposto mi è sembrata una cosa infinita.
Questa volta ci attendevano 32 km e 2400 metri di dislivello da coprire in una sola giornata, con questo caldo e tante difficoltà.
Domenica era il giorno stabilito. Metto la sveglia alle 3, dopo aver dormito (male) appena 4 ore. Alle 3e30 parto e arrivo all’appuntamento a Venafro alla cache di Regolo (molto bella come sempre) dopo circa due ore di autostrada. Davide ha portato i rinforzi, tutta gente forte ed esperta di montagna, così in 6 ci mettiamo in direzione di Fara San Martino.
Alle 8 siamo all’attacco del sentiero e fa gia caldissimo, gli zaini sono pesanti a causa della quantità di acqua che abbiamo (alle fine della giornata avrò bevuto circa 8 litri d’acqua).
Partiamo. Il grafico dell’altimetria sul gps mostra una lunga salita continua di 15 km che da 459 metri porta fino in vetta a 2783.
Il mio obiettivo era quello di nascondere 3 cache che facessero un po da punto di riferimento per gli escursionisti: una all’inizio dove ci sono i resti di un monastero con le bellissime gole di San Martino, una a circa a metà in corrispondenza dell’ultima fonte d’acqua disponibile e una quasi in vetta al Rifugio Manzini.
La salita è stata un massacro, è l’escursione più dura dell’Appenino e si dimostra in tutta la sua difficoltà. Si sale sempre, sempre, non c’è mai un attimo di sosta. Il sentiero è buono anche se si alterna a lunghe pietraie dove è facile scivolare. Io arrivo alla fonte dopo 8 km e sono distrutto: non ho nemmeno la forza di aprire lo zaino per prendere la cache. Abbiamo salito i primi 1200 metri di dislivello in meno di 3 ore, sono morto. Ho sonno, sono gia stanco e siamo solo ad un quarto della giornata.
Ripartiamo e fa caldissimo, a 1300, 1500, fa caldo anche a 2000, si muore, si beve, si controlla il gps in continuazione. Lo spettacolo è straordinario: un cielo limpido, le creste ancora innevate e il sole che fa risplendere il sentiero.
Arriviamo al Rifugio Manzini distrutti, manca ancora un’ora di salita. Ci fermiamo, ci cambiamo la maglietta e mangiamo qualcosa. Ripartiamo e facciamo l’ultimo scatto finale che in in circa mezz’ora ci porta in vetta. Siamo tutti felici e sorridenti, il gps segna quasi 2400 metri di dislivello, 16,5 km coperti in 7 ore, minuto più, minuto meno.
Ci fermiamo per ammirare il panorama e ci mettiamo sdraiati nel rifugio di vetta. Vorrei restare qui e farmi portare via dall’elicottero. Ci sono altri 16,5 km da fare per tornare alla macchina e mi chiedo come poter fare.
Ci rimettiamo in cammino e facciamo una deviazione di cresta. Spettacolo! Incontriamo i camosci che ci guardano a distanza e ci seguono correndo da una parte all’altra. Vediamo le stelle alpine che crescono in pochi posti sull’Appenino e scendiamo. Una discesa lunga, lunghissima e faticosa. Torniamo alla macchina dopo 12 ore e 14 minuti, sfiniti ma soddisfatti.
E’ stata l’escursione più dura che abbia mai fatto in vita mia, al limite delle mie forze.
Adesso ci sono 4 cache per chi vorrà tentare la nostra stessa impresa, una giornata unica che alla fine ti lascia tanti ricordi e tanta soddisfazione. Continuo a pensare che il geocaching vero sia questo e che valgono 1000 volte di più 4 cache così che 3000 calamite dietro i cartelli, dall’altra parte se non volevo fare queste cose, avrei collezionato francobolli o avuto l’hobby di rompere le palle agli altri...invece ho unito queste due passioni e le ho messe a disposizione di quei pochi che interpretano il geocaching in questo modo.

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